Il quartiere Ebraico di Roma, che è a due passi dall’Isola Tiberina, corrisponde all’antico ghetto ebraico della città voluto da Papa Paolo IV nel 1555, uno dei più antichi d’Europa, sorto 40 anni dopo quello di Venezia che è il più antico in assoluto. Negli ultimi anni, questo angolo di Roma permette di iniziare a scoprire la storia, la cultura e le tradizioni ebraiche che qui si intrecciano in un’atmosfera unica.
Passeggiare tra le sue stradine significa immergersi in un microcosmo ricco di aneddoti e curiosità che rendono questa zona una delle più caratteristiche di Roma.
Uno degli elementi distintivi del quartiere è la sua gastronomia. Qui si possono assaporare specialità della cucina giudaico-romanesca, come il baccalà fritto e i celebri carciofi alla giudia, croccanti e dorati: si narra che questa specialità sia nata nel ghetto, quando le donne ebree, per sfamare le loro famiglie durante un periodo di carestia, iniziarono a friggere i carciofi interi, un ortaggio povero e facilmente reperibile.
Tra le prelibatezze da non perdere ci sono anche i fiori di zucca ripieni e un sugosissimo abbacchio alla scottadito. Qui potrete deliziare il vostro palato anche con dolci unici e difficilmente trovabili in altre pasticcerie come la crostata di ricotta e visciole e la pizza ebraica, un dolce a base di uvetta e pinoli, dolci che raccontano secoli di tradizione culinaria.
Il termine “ghetto” deriva dal nome della contrada veneziana, gheto, nella quale esisteva una fonderia (appunto gheto in veneziano) e dove gli ebrei di quella città furono costretti a risiedere; un’altra possibile etimologia fa risalire l’origine di questa parola all’ebraico, con il significato di separazione.
La Fontana delle Tartarughe
Situata in Piazza Mattei, questo gioiello rinascimentale fu realizzato nel XVI secolo e deve il suo nome alle piccole tartarughe che adornano la sommità. Una leggenda narra che fu fatta costruire in una sola notte da un nobile per dimostrare al futuro suocero la propria ricchezza e velocità di esecuzione. In realtà, le tartarughe furono aggiunte solo in seguito, probabilmente da Gian Lorenzo Bernini.
Il Portico d’Ottavia
Nel cuore del quartiere si trova anche, un’antica struttura romana che originariamente, nel II secolo a.C. era costituito da un recinto porticato che circondava alcuni templi.
Quel che è possibile ammirare oggi è quel che resta di una radicale ricostruzione del complesso, finanziata con il bottino della vittoria sulla Dalmazia da parte di Ottaviano, che lo dedicò a nome della sorella Ottavia nel 27 a.C. Circa.
Successivamente, la zona ospitava anche un grande mercato del pesce e ancora oggi, passeggiando sotto le sue arcate, si possono intravedere tracce di questa attività nei resti di incisioni lasciate dai venditori di un tempo.
La casa costruita nel “futuro”
Lungo Via del Portico di Ottavia, ai numeri civici 1 e 2, si trova la facciate di un edificio costituito da tre diversi fabbricati riuniti da un grande fascione in marmo, ad imitazione degli splendori dell’antica Roma che tale Lorenzo Manilio si fece costruire nel 222,una per sé e per la sua famiglia, arricchendola con un’elegante decorazione classica. La casa è del 1468 e l’iscrizione marmorea riporta sì l’anno di costruzione, ma il conteggio si riferisce partendo dall’anno di fondazione di Roma, 21 aprile 753 a.C.
Il Tempio Maggiore
E’ la principale sinagoga di Roma ed è punto di riferimento per tutta la comunità ebraica, con un imponente edificio in stile eclettico, costruito 1901 e il 1904 su terreni ricavati demolendo le più fatiscenti aree del ghetto.
Al suo interno, si trova il Museo Ebraico di Roma, che custodisce preziosi oggetti d’arte e di culto.
Un episodio particolarmente toccante riguarda la deportazione degli ebrei romani del 16 ottobre 1943. Quella mattina, centinaia di uomini, donne e bambini furono prelevati dalle loro case e condotti nei campi di concentramento nazisti da cui pochissimi fecero ritorno.
Ogni anno, il quartiere commemora questo tragico evento con una cerimonia di memoria, e per le vie del ghetto, davanti ai portoni, si possono ancora vedere le “pietre d’inciampo“, piccoli blocchi dorati incastonati nel selciato con i nomi delle vittime. Ogni targa riporta il nome, la data di nascita e il luogo di deportazione di una persona che viveva nel quartiere.
Il Ghetto Ebraico di Roma è un luogo che merita di essere scoperto con calma, è un quartiere che racconta la storia di una comunità antica e resiliente che ha saputo superare le difficoltà e mantenere vive le sue tradizioni.
Oggi è una delle zone più vivaci della città, un perfetto mix di passato e presente. Le sue strade sono animate da botteghe artigiane, ristoranti e piccoli negozi che mantengono viva la tradizione ebraica. E se ci si trova da queste parti al tramonto, l’atmosfera si fa ancora più magica, con le luci che illuminano i vicoli e il Tevere che scorre placidamente a pochi passi.
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